Basilica



concattedrale sarsina

Esterno

La Cattedrale di Sarsina attrae subito i visitatori per la sua notevole mole. L’anno della sua costruzione non è certo, ma la maggior parte degli studiosi propende per gli anni intorno al Mille. 
Costruita in stile romanico presenta una facciata sobria ed elegante; il diverso colore dei mattoni, tipici dello stile romanico, ci permette di capire che la Cattedrale ha subito modifiche nel corso dei secoli. Le arcate in basso avrebbero dovuto sostenere un terrazzo, probabilmente mai costruito.
Nella lunetta sopra l’ingresso vi è un mosaico moderno raffigurante S. Vicinio con la mitra episcopale e la famosa “catena”; subito al di sopra vi è un finestrone, sulla cui funzione gli studiosi sono incerti: veniva utilizzato o come accesso al terrazzo o per l’esposizione di qualche reliquia. Più in alto si apre una monofora e una finestrella a forma di croce, che in origine era un piccolo oculo.
Il campanile è sicuramente successivo alla costruzione della Cattedrale; una delle parti meno restaurate è l’abside, ben visibile dalla Piazza San Francesco (giardinetti).
Il “murello” del sagrato della cattedrale esiste dal 1600: sopra di esso sono posti dei cippi funebri sormontati da capitelli.


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Interno
L’interno della Basilica è solenne e austero: il soffitto è a capriate e la pianta è a croce latina (cioè con i bracci diversi), con la navata centrale larga esattamente il doppio rispetto alle navate laterali e più lunga rispetto a queste per via dell’abside; ogni navata è separata da 12 colonne.

Navata sinistra
Proprio all’inizio della navata sinistra, è collocato il fonte battesimale, di difficile datazione, ai cui angoli sporgono teste stilizzate di capro. Il battesimo viene considerato la “porta” dei sacramenti, di conseguenza l’ingresso nella comunità cristiana. 
Procedendo per la navata affianchiamo la tomba di Mons. Carlo Bandini, l’ultimo vescovo residente a Sarsina.
Successivamente troviamo la cappella della Beata Vergine del Rosario aperta nel 1693; l’altare è sovrastato da un’ancona lignea del XVII secolo, a colonne scanalate e dipinta in bianco e oro. Lungo il margine dell’ancona sono disposti 14 quadretti che rappresentano i misteri del rosario e al centro vi è un dipinto del XVIII sec. che rappresenta la Madonna del Rosario adorata da S. Domenico.
Alla fine della navata sinistra è situata la cappella del Sacramento, dove è collocato un tabernacolo in marmo antico, ornato da sei colonne ioniche poste su di un alto zoccolo, del 1555. 

Presbiterio
Al termine della navata centrare si possono osservare sul pavimento due aperture che mostrano l’inizio del piano originario della cripta demolita. Nei due marmi sono visibili i punti di appoggio delle colonne che ne sostenevano l’ingresso.
Di fronte all’altare un’altra apertura mostra le iscrizioni funerarie di 3 vescovi sepolti nella cripta e una porzione di pavimento in cotto di un edificio d’età romana. Le altre botole nel piano del presbiterio mostrano: quella a sinistra una piccola parte di pavimentazione della cripta; quella a destra una tomba di terra che si presume abbia per qualche tempo ospitato il corpo di S. Vicinio.
Sulla sinistra si trova un pregevole ambone del sec. XII, di stile franco-tedesco. Vi sono rappresentati i simboli dei quattro evangelisti: l’angelo di S. Matteo, il leone di S. Marco, l’aquila di S. Giovanni e il vitello di S. Luca. 
Ai piedi dell’altare si può notare un bassorilievo marmoreo, con frontone a capanna, databile al sec. X, eseguita su un marmo inciso del sec. VII.  Viene raffigurato Cristo in trono, con alla sinistra S. Gabriele col ventilabro e alla destra S. Michele che calpesta il demonio.
Nelle arcate del presbiterio sono collocate alcune tele, di cui, le più importanti: “La Visitazione” di Michele Valbonesi; al centro “L’Annunciazione” realizzata da Mattia de Mare, pittore di origine siciliana, nel XVIII sec.; di seguito troviamo “La Madonna col Bambino, S. Lucia e le anime del Purgatorio” di anonimo del sec. XVIII. 
Dopo la curva dell’abside, nella prima arcata, vi sono tracce di un affresco di scuola gotica romagnola. Di Seguito troviamo uno dei quadri più pregevoli della cattedrale, “La Messa di S. Gregorio Magno”, attribuito al pittore bolognese Carlo Cignani nel sec. XVII.
Infine un’ultima pala d’altare, di un anonimo autore locale del sec. XVII, rappresenta “La Trinità”.

La Cappella di S. Vicinio
La cappella chiude la navata destra e sembra staccarsi dall’insieme omogeneo della Chiesa con la sua decorazioni a stucchi dorati, fatta eseguire nel 1755 dal vescovo Paolo Calbetti. 
Sotto l’altare sono conservate le reliquie di S. Vicinio, mentre la “catena” è custodita nel tabernacolo. 
Sopra l’altare troviamo un quadro che rappresenta “La Madonna col Bambino e S. Vicinio incoronato” del pittore ferrarese Ippolito Scarsella, detto lo Scarsellino (erroneamente a lungo attribuito al pittore Michele Valbonesi). Lungo le pareti sono collocati quattro dipinti votivi realizzati da Valbonesi che illustrano i “miracoli” di S. Vicinio.





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